martedì 9 luglio 2013

Uzbekistan, Bukhara, Mausoleo di Ismail Samanide


Bukhara, Mausoleo di Ismail Samanide

È uno dei monumenti più belli di Bukhara, per il suo equilibrio estetico, per il secolare gioco che conduce con i riflessi della luce solare, per la sua storia. Nonostante il mausoleo di Ismail Samanide sorga ormai decontestualizzato all’interno di un parco pubblico con aree verdi ben tenute, aiuole curate, vialetti ombreggiati e, all’ingresso, una ruota panoramica, la costruzione continua a sprigionare una strana energia, mantenendo una severa dignità. L’edificio continua a parlare della sua storia antichissima, trasmettendo con forza l’eco della cultura e della spiritualità da cui fu prodotto.


Bukhara, Mausoleo di Ismail Samanide (ca. 907)
Al momento della sua scoperta negli anni ’30 del secolo scorso, il mausoleo, nascosto sotto un pesante accumulo di terreno, era circondato da un’antica necropoli. Qui per secoli gli emiri ed i cittadini di Bukhara si erano fatti seppellire nei pressi di un edificio che era ritenuto sacro. Un fenomeno simile si può osservare ancora oggi a Khiva intorno al Mausoleo di Pahlavan Mahmoud, dove sono conservate molte delle tombe che furono costruite negli anni nei pressi della sepoltura principale. Quando il mausoleo di Ismail Samanide fu portato alla luce, le vicine tombe furono rimosse e dislocate altrove, cosicché oggi la struttura appare isolata, unico baluardo che ha resistito all’assalto dell’uomo e del tempo. Purtroppo, a uno sguardo attento, la costruzione di mattoni cotti appare soffrire della risalita capillare dell’umidità dal terreno, che lascia delle visibili efflorescenze saline biancastre nel settore inferiore delle murature. Con il tempo questo fenomeno potrebbe minacciare la stabilità delle parti inferiori del mausoleo e meriterebbe una seria considerazione in una prospettiva conservativa.

L’edificio, datato all’incirca al 907, ospita la tomba di Ismail, fondatore della dinastia Samanide, e di altri membri della sua famiglia. La dinastia Samanide regnò tra la fine del IX e il X secolo su un vastissimo territorio, comprendente la Transoxiana, parte dell’Afghanistan e della Persia orientale. La capitale di questo ampio regno si trovava proprio a Bukhara, dove fiorirono i commerci e le attività scientifiche e culturali. In questo periodo tutta la regione fu sottoposta all’Islam, che prevalse sulle altre religioni diffuse a quel tempo, come il mazdeismo, il manicheismo e il cristianesimo. L’eco di tali religioni rimase a lungo presente nella cultura della popolazione locale e traspare anche nella stessa concezione del mausoleo, dal momento che la decorazione con piccoli soli circolari realizzati con i mattoni sia all’esterno che all’interno dell’edificio richiama i simboli dello zoroastrismo, mentre la forma a cubo sormontata a cupola trova le sue più lontane origini nel chahar taq, l’edificio zoroastriano a quattro pilastri collegati da archi sormontato da una cupola in cui veniva esposto il fuoco sacro.

Come molti altri prodotti dalla sapiente architettura islamica, l’edificio si presta a più livelli di lettura. L’osservatore  rimane colpito dalla semplicità delle linee e dall’equilibrio della composizione, in cui le solide mura e la forma compatta della struttura risultano alleggerite e animate dall’intricata decorazione ottenuta dalla particolare messa in opera dei mattoni cotti, che, creando infinite zone d’ombra e punti di luce mobili secondo il volgere del sole, sembra quasi dissolvere la materialità dell’edificio. Probabilmente, tuttavia,nel passato, i conoscitori del misticismo islamico, del sapere filosofico e scientifico del tempo avrebbero apprezzato una molteplicità di significati espressi nella struttura e nella decorazione del mausoleo, quali il richiamo al mondo terreno della forma cubica della base e ai cieli e all’universo della cupola sovrastante, l’eco dei simboli zoroastriani, i precisi rapporti geometrici frutto delle scoperte di ibn-Sina (Avicenna), al-Khorezmi e al-Fergani (per un approfondimento si vedano L. Mozzati 2002, Islam, Electa, pp. 98-101; C. Macleod – B. Mayhew 2004, Uzbekistan. The Golden Road to Samarkand, Odyssey, pp. 238-239).

Entrando nel parco dal lato della ruota panoramica vale la pena andare per un momento sulla sinistra, prima di dirigersi verso il mausoleo di Ismail Samanide. Da qui infatti potrete osservare un lungo tratto delle mura in mattoni crudi che in passato circondavano Bukhara e avere un’idea di come doveva apparire inespugnabile la città per chi proveniva dalle distese del deserto.

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